I segni della terra si comprendono attraverso la dedizione, e si fan propri perseverando.

Noi viviamo secondo gli umori del cielo, dobbiamo ascoltare, osservare, reagire e talvolta subirne l’instabilità. Da qui deriva l’arte della nostra famiglia di Resistere e Perseverare

Aratro guidato a mano [credits: Paesaggi Vitivinicoli Unesco]

Da sempre si dice: “la terra è bassa”. La morale è che per ottenere anche la più piccola soddisfazione da essa, occorre saper piegarsi.

Per spiegare questo concetto seguiranno tre brevi aneddoti sulla Langa, sui suoi uomini e sulle sue donne. 

Giuseppe Elia a fine 1800 comprese che il Nebbiolo di queste colline poteva dare risultati unici, tali da avere un nome unico: Barbaresco. Questo progetto del 1893 nasce per volere dell’allora nostro enologo Domizio Cavazza. Perseverarono per 40 anni, nel 1933 la denominazione venne interamente riconosciuta. Domizio, Giuseppe e poche altre famiglie di Barbaresco hanno saputo vedere nella nostra terra qualcosa agli altri nascosto.

Nel 1938 i due patriarchi Giuseppe Elia e Giovanni Pasquero muoiono, lasciando l’azienda in mano ad Elisa Pasquero-Elia nel periodo storico peggiore d’Europa, non c’erano uomini a lavorare, solo il terrore nazi-fascista soffiava arido. Elisa insieme al fratello Alessandro conduce l’azienda per 10 anni sapientemente, tenendo legato alla famiglia il terreno più nobile fra tutti: quello del Sorì Paitin. Elisa come la Langa ha riposto fiducia negli uomini di queste terre quando in Europa non vi erano speranze.

Carro armato durante la liberazione delle Langhe [credits: Gazzetta d’Alba]

Negli anni ’60 e ’70 poche annate permisero ai contadini di fare grandi vini, spesso serie di stagioni rovinose costringevano Maria e suo marito Secondo Pasquero Elia a raccogliere le uve nel fango, scivolando e bagnandosi in fredde giornate d’ottobre, domando buoi per arare in mezzo all’arsura o potando nei rigidi inverni piemontesi. Eppure molte famiglie non hanno mai sciolto il proprio legame verso la terra. Maria e Secondo con molte altre famiglie di Barbaresco hanno creduto nella nostra terra anche quando la terra non restituiva loro nulla. 

Maria-Luisa e Secondo Pasquero Elia

Eppure c’era sempre un motivo per arziste. C’era l’orgoglio di far crescere il proprio paese che altro non aveva se non la vite. Rendendolo famoso in Italia, in Europa e nel Mondo attraverso i propri vini. C’era la fiducia in una comunità coesa e volenterosa che come si è opposta ai nazisti e ai fascisti fronteggiava ogni sconvolgimento e ogni opportunità con la giusta perizia e ardore. C’era una grande umanità, che ogni sera al finire del grande sforzo adunatasi nella stalla sia con una partita a carte o un po’ di musica dimenticava tutta la fatica quotidiana con una risata ed un bicchiere di buon vino.

Vendemmiatori sorridenti [credits: paesaggi vitivinicoli Unesco]

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